Come mangio

Il rapporto col cibo, col peso, con il corpo, al giorno d’oggi può diventare complicato.

Come mi sento

Tutti abbiamo notato che cosa, come e quanto mangiamo è legato al nostro stato d’animo.

Come mi vedo

Possiamo portare la consapevolezza, osservando semplicemente cosa sta succedendo, mentre succede. I cambiamenti verranno naturali.

Come mi sento

Spesso mangiamo addirittura senza avere veramente fame: per noia, per solitudine, per rabbia, per piacere agli altri. In questi casi non ci accorgiamo quasi del sapore, della quantità… stiamo in realtà mangiando ‘qualche altra cosa’. E questo può succedere a volte, ma il problema è quando non ne siamo consapevoli.

Possiamo veramente imparare a porci le giuste domande prima di mangiare. Ad esempio: ho fame? o di cosa altro ho bisogno? Coltivare la consapevolezza può aiutarci a trovare quell’attimo di pausa che ci permetta di fare una scelta salutare. Mangiamo perché abbiamo visto qualcosa di molto bello (un dolce colorato e decorato), sentito un odore familiare, perché una pubblicità ci ha indotto a credere che non sia possibile resistere a qualche super-cibo progettato ad arte?

Abituandoci a notare tutto questo, diventiamo sempre più capaci di decidere cosa è bene per noi, di momento in momento. Capiterà certo ancora che mangeremo un gelato solo per premiarci di una fatica, o un pacchetto di patatine in compagnia al cinema. Ma capiterà di tanto in tanto e sopratutto non ci colpevolizzeremo per questo.

 

Quando qualcosa rema contro

Ogni Lunedì mattina mi metto a dieta, e dopo qualche giorno poi succede, non so come, che torno a mangiare troppo, o male“.

Tutti gli anni mi iscrivo in palestra, ma poi non vado mai“.

Quanti di noi si riconoscono in queste frasi?

Sembra chequalcosa in noi “remi contro”, che si rifiuti per qualche motivo di collaborare alla nostra decisione di mangiare meglio, o di fare esercizio.

In questi casi, forzarci ci porta soltanto a sentirci sempre peggio, o nel migliore dei casi ad ottenere qualche risultato di breve durata.

La meditazione di consapevolezza può aiutarci invece nell’ascoltare ogni nostra esigenza e cercare la soluzione giusta per noi, che possa durare.

Diventare più consapevoli può essere la chiave per fare un altro passo verso il nostro benessere.

Il modello R.A.I.N.

Nei momenti di difficoltà, quando non ci sentiamo bene, o quando non ci siamo nemmeno accorti di non sentirci bene, ma stiamo per fare qualcosa che non vorremmo… ecco che il modello della meditazione di consapevolezza R.A.I.N. (di Michelle McDonald) può venirci in aiuto. R.A.I.N. è un acronimo inglese che può aiutarci a ricordare questa pratica con facilità, anche nei momenti più difficili. Sta per:

Recognize/riconoscere: portare la consapevolezza su cosa sta succedendo (invece che farsi trascinare dal flusso).

Allow/Permettere: provare anche solo per un attimo a lasciare che le cose siano come sono, senza volerle immediatamente cambiare.

Investigate/Indagare: osservare meglio, con gentilezza, cosa ci sta succedendo. In tutte le fasi, ma soprattutto in questa, i metodi sviluppati nel focusing possono essere di grande aiuto.

No identification/Non identificazione: qualsiasi cosa stia accadendo, riconoscere che non mi invade completamente, non identificarsi con la piccola parte in difficoltà, ma con una presenza molto più ampia e piena di possibilità.

Sembra facile e non lo è, e può radicalmente cambiare il nostro modo di vivere i momenti difficili. Non scappando, non ignorandoli, non reagendo automaticamente in un modo qualsiasi, ma conoscendoli a fondo a partire da uno stato di presenza che possa aiutarci a fare ciò che ci fa bene.

Inizia subito!

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